29/5: in Sardegna

Ritorno in Sardegna; scendo dalla nave e subito mi trovo “schiacciato” dal sole. E tutto intorno a me, che da sempre è sottomesso all’imperatore del cielo, si è adattato alla vita isolana: piante grassissime, tetti inesistenti, nessun uomo a capo scoperto per la via. Ma una familiarità inconsueta mi ha attraversato la mente e ha guidato le mie mani sul volante, dotandole di una naturalezza inaspettata. Forza dell’essere in vacanza?

E poi via, a toccare la sabbia della spiaggia con i piedi nudi, a fissare l’azzurro del mare senza fine, con poche onde e tanto sentimento, con pochi e fedeli e teutonici bagnanti a fissare, come me, come noi, la cornice dell’immenso. Perché il vero senso del mare lo capiscono in pochi e noi non siamo tra essi.

Un paio d’orette di sonno sotto il sole. Subito dopo una visita veloce a comprare della frutta vera, abbandonando per un attimo il rassicurante splendore plasticoso del supermercato cittadino, accorgendosi di non avere fame, di essersi nutriti di cielo di mare e di sole.

Al ritorno in spiaggia si cammina: metri di sabbia rovente e desolata e selvaggia, protetti da una sottile e invisibile pellicola tecnologica dai raggi violenti e velenosi dell’astro rovente. Si cammina, si chiacchiera, ci si tiene per mano.

Come al solito mi sono portato le scorte di riviste, libri, ritagli di giornale, acquisti impulsivi e scelte ragionate, in un mescolarsi frenetico e fluido di stimoli a riflettere, a conoscere, ad approfondire. Un insulso articolo sui Ramones della rivoluzione punk del magazine musicale per eccellenza, RS, si alterna a un nemmeno troppo impegnativo Dostoevskij – potete essere sicuri che non menta perché come avrei potuto scriverne correttamente il nome senza averlo letto dal dorso del libro stesso? – fino ad arrivare all’ennesimo, estenuante e inutile articolo sul Venerdì di Repubblica sul dualismo Coppi Vs. Bartali.

Dimentico qualcosa? Lei? Serve davvero che ne parli? Lei è sempre lì, promotrice e compagna di ogni viaggio, di ogni pensiero, di ogni ragionamento ad alta voce. La mia cara valletta, collega e padrona. La mia fonte e causa di piacere, fisico e filosofico. Non parlerei di tutte queste cose senza di lei, perché non potrei viverle. Parlerei delle brutture dell’Italia, di un inutile rimescolio di parole su un dualismo bi-partitico che tutti invochiamo ma che in fondo in fondo ci stanca dopo il primo giro di giostra. Scriverei male, con frasi sconnesse, non fluide. Scriverei a fatica, non una pagina al minuto. Farei fatica a respirare senza il suo sguardo che mi insegue per le stanze, per i corridoi, per i saloni, per la spiaggia, sul sedile dell’automobile. Ovunque. E per sempre.
1 Response
  1. DDz Says:

    bastardo.

    Anzi, bastardi. Saluti alla signora ;)