Decadentismo

Sorseggio acqua calda, non bollente, aromatizzata da una miscela di erbe e frutta essicate provenienti da ogni parte del mondo. Tutto ciò è triste, ma al tempo stesso estremamente decadente.

Voglia di cinema

Si parla di cinema, e molto bene, in questo post di Leonardo: non ho competenze o visione complessiva della filmografia di Tarantino per ribattere o essere d'accordo con quanto scritto.

Ma sono articoli come questi, nei quali ci si imbatte quasi per caso, come in un fungo marrone ai piedi di un albero sotto un letto di foglie marroni, che ti fanno venire voglia di tornare in sala o di metterti davanti a uno schermo per gustarsi un film non accontentandosi di sapere come va a finire.Inserisci link

Primarie del PD: un passo avanti

Non c'è niente da fare, questa giornata di Primarie per il PD è un passo storico per la politica italiana, comunque la si pensi.

Non più Andreotti, Cirinipomicini, Borghezi o Diliberti candidati da altri e che ci tocca votare solo per appartenenza alla bandiera. Da oggi "si decide noi".

E sono certo che anche nel Centrodestra, finita la stagione berlusconiana, ci si rivolegrà a questo strumento di democrazia diffusa.

Scriviamo a più non posso!

Leggo su Wired un pensiero trito e ritrito, con però una riflessione collaterale molto interessante.

La constatazione abusata è che i ragazzi, oggi, grazie al web, scrivono molto, spesso male, ma quantitativamente molto di più di quello che le generazioni precedenti abbiano mai fatto.

La riflessione interessante è invece questa: gli studenti (americani) si annoiano nello scrivere i temi perché sanno che il loro unico lettore sarà il professore. Scrivere per prendere un voto sembra loro uno spreco di tempo, di ingegno, di idee.

Come non essere d'accordo con loro? Arriverà il momento in cui scrivere temi sarà di aiuto a qualcuno nel mondo? Chissà, fosse anche solo per stimolare i professori a dare nuove tracce da far svolgere ai propri studenti...


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Steve Jobs e il progresso tecnologico (e me)

Stasera Apple, nel pieno rispetto della (sua) tradizione, ha rinnovato la sua linea di computer "consumer": succede ogni anno, prima del favorevole periodo natalizio, di martedì. C'è però stato un grosso strappo alla tradizione: la nuova gamma è stata presentata senza un keynote, quell'appuntamento un po' freak e un po' "community" in cui Steve Jobs segue un canovaccio ormai classico fatto di amazing, boom, one more thing. Dopo un tumore e un trapianto di fegato, Steve era ritornato sulle scene pochi mesi fa, re-suscitando l'entusiasmo dei fan (suoi e dei suoi prodotti) e prospettando un roseo futuro per l'azienda.

Il fatto che un aggiornamento tanto importante sia stato presentato quasi in sordina, cioè aggiornando semplicemente il sito, porta a fare qualche riflessione: un keynote senza Jobs avrebbe gettato nel dubbio tutti rispetto alle sue condizioni fisiche. Così ci si è probabilmente tolti dall'imbarazzo. Queste sono mie congetture. Magari si è semplicemente deciso che così è più comodo, economico e moderno.

Tutto questo preambolo per una riflessione personale: uno Steve in cattive condizioni di salute, magari prossimo al giorno fatale, mi mette addosso una grande tristezza. Lo sconforto di molti appassionati di tecnologia come me (e come Jobs), che guardano sempre al domani in vista del nuovo sviluppo della tecnica informatica o tecnologica.

Un giorno dovremo tutti abbandonare la rincorsa al futuro. Qualcuno si stanca prima, qualcuno perde interesse, qualcuno ne è costretto dalle circostanze. Ci sarà un giorno in cui anch'io mi dovrò "fermare". E non poter vedere che cosa ci riserva il futuro è uno dei crucci più grandi che non potrò constrastare.

Lunga vita a Jobs e alla sua, e di molti, voglia di vedere e creare e godere del futuro.

Server in Islanda

L'Islanda si offre di ospitare al "fresco" i server che in California vengono tenuti a bada con grande dispendio energetico (letto qui). Sicuramente ci sarà qualche contro-indicazione che mi sfugge (terremoti) , ma l'idea mi pare buona.

Il motivo per il quale non succederà mai è uno e semplice: l'informazione è potere, e trasferirla in blocco dal prezioso suolo statunitense (con le sue leggi, più o meno permissive, più o meno modificabili all'occasione, più o meno favorevoli alla grandi corporation) pare un azzardo che non vale la candela.

Una notte in moto

Beh, non proprio una notte intera. Però 100 chilometri a 8°C era da qualche anno che non li percorrevo. Mi ero scordato le mani bloccate sulle leve di freno e frizione; non ricordavo il fastidio per un semaforo rosso che mette in azione gambe, braccia, muscoli e cervello bloccati nel freddo; mi mancava la trasformazione in miraggio della meta da raggiungere. E poi le fermate sul ciglio della strada per togliere i guanti e appoggiare le mani sui cilindri bollenti.
Sensazioni di un'altra età, di un'altra storia, di un'altra vita. Sensazioni che, malgrado tutto, ho apprezzato come un retaggio di una vita passata.

Andrea De Carlo, I veri nomi: breve recensione

Ripongo nella mia libreria un altro libro di Andrea De Carlo, l'ennesimo suo libro inconsistente ma pesante in ogni sua parola. Come al solito i suoi personaggi non si adattano all'ambiente in cui vivono perché sono iper-sensibili, iper-critici, iper-trofici.

Raimondo A. Vaiastri è l'anello debole della catena dei protagonisti: sbatte contro i muri delle sue bugie così come molti di noi nella vita, che arrivano a costruire curriculum, inventare aneddoti, immaginarsi avventure amorose senza alcuna possibilità reale di portare avanti la montatura all'infinito. Forse è questo quello che mi è piaciuto di più. L'implacabilità del congegno della vita reale...

Ti starò alla larga per un po', caro autore, come sempre mi riprometto dopo la patina di sospensione del giudizio che nasce spontanea dopo aver letto (tutto d'un fiato!) un tuo romanzo. Che continua a piacermi e non piacermi, attrarmi e respingermi, colpirmi e annoiarmi.

Prima pubblicità in homepage per Google

Il candore dell'homepage di Google è stato profanato. Subito dopo averla brevettata. Il tutto in onore della pubblicità (o dell'advertising per dirla alla milanese), vera anima del commercio e unico appiglio attraverso il quale Google riesce a fornirci tutti i suoi ottimi servizi gratuiti.

Scandalo? Forse sì, ma tutto sommato chissenefrega.

Layout dei siti di Repubblica e Corriere

Chissà, sarà una sottile sottolineatura della direzione editoriale, ma i layout dei siti dei due maggiori quotidiani (online e in edicola) hanno un'importante differenza in quanto a design.

Repubblica.it è allineato a sinistra, mentre Corriere.it è centrato.

Da (piccolo) lavoratore del web concordo con la maggioranza delle opinioni dei partecipanti alla discussione: meglio centrato, perché oggi i monitor sono nella maggioranza dei casi wide e hanno risoluzioni quasi indegne per poter gestire la lettura di un sito allineato a sinistra.

A meno che a Repubblica non pensano che tutti usino computer Apple, il cui OS ridimensiona le finestre a seconda della dimensione orizzontale del contenuto. Mah... scelta difficile da condividere.

I giocatori di Titano: breve recensione

Trovo sempre sia triste pensare che, giunti a girare l'ultima pagina di un libro, lo si guarda quasi con disprezzo pensando a quante ore si sono gettate per leggerlo.

Però così succede a volte, come in questo caso. "I giocatori di Titano" di Philip Dick è un libro brutto, con pochi guizzi letterari o narrativi, con personaggi confusi e con poco spessore. Tutto incentrato su un gioco banalmente riconfigurato per essere adattato ad un'ambientazione apocalittico-fantascientifica.

Consiglio: non leggetelo.

Presenze

Rientro
è il crepuscolo
è la nostra casa
sono stanco.

Allungo lo sguardo
subito oltre la porta
per cercarti
per trovarti
dietro un angolo
riflessa in uno specchio.

Allungo l'orecchio
subito oltre la porta
per sentirti
per sorprenderti
in movimento
intenta in un compito.

Non ci sei.

Il mio naso
ritrova le tue scie
i tuoi percorsi
le tue soste
le tue occupazioni.

In fondo
a modo tuo
ci sei.


Nuovo catalogo Ikea (con cambio di font)

Mi piacerebbe sapere, al di là delle valide motivazioni per aver cambiato il font, perché l'Ikea mi recapiti il catalogo nella posta "fisica". Si sono dati alla vendita per corrispondenza?

Non mi potete mandare un'email o mettere un link sulla porta del palazzo che poi me lo scarico da solo? Un po' di rispetto per l'ambiente! (E per me.)

Noemi e Porta a Porta

Lunedì 15 settembre va in onda la 13x01 di Porta a Porta. Chi non si aspetta una rediviva Noemi Letizia (che non ha ancora una sua voce su Wikipedia!) sulla poltrona dello studio di Bruno Vespa?

Milan in vendita agli arabi? Speriamo di no...

Si parla con sempre più insistenza di una possibile vendita del Milan, o più verosimilmente di una parte del pacchetto azionario, a non meglio precisati sceicchi o fondi di investimenti arabi. Il tutto al netto delle solite smentite di rito.

Ci sono però tutti i presupposti perché ciò stia avvenendo:
  • nessuno della famiglia Berlusconi è tanto appassionato di calcio da voler prendere per sè la gestione della squadra;
  • l'ultimo mercato estivo ha visto importanti cessioni e nessun investimento;
  • da qualche anno la parola d'ordine in via Turati è: maggior appeal televisivo e commerciale (Ronaldo, Rivaldo, Ronaldinho, Beckham) piuttosto che far quadrare la squadra in campo, come se si preparasse il maquillage per la vendita;
Quali sono le prospettive? Una ricchezza di breve durata, sul modello inglese, con squadre imbottite di petrol-sterline che si vaporizzeranno fra pochi anni, lasciando macerie dove ora sembra splendere il sole.

Speriamo che il trend non inizi a manifestarsi anche in Italia. Avanti industriali truffatori del fisco, fatevi avanti e tenente a galla la seconda squadra di Milano!

Amori estivi e social network

Prendo spunto da questo articolo (condito da eccessiva nostalgia per essere stato scritto da un ragazzo di 31 anni a dir la verità) di Giacomo Dotta, e in particolare una frase:

Un'amicizia su Facebook è poco impegnativa: scompare quando meglio si preferisce, è discreta, solida quanto si desidera.

Mi viene da pensare a quanto, in fondo, un social network sia umano: non credo esistano molti mezzi di comunicazione che ci permettono di poter calibrare il tempo e le energie che si dedicano a una nuova amicizia in maniera tanto precisa.

Ancora meglio: un'amicizia che continua su un social network può essere a tutti gli effetti un prolungamento delle intenzioni espresse o covate nell'animo durante la (sempre troppo breve) vacanza. Nel caso di "amore estivo" può per esempio continuare il corteggiamento: in spiaggia con abbronzatura e conversazione, a distanza con invio di messaggi, foto, video, link.

L'amicizia viene sviluppata in maniera interessante e richiede un certo impegno sotto il profilo intellettuale.

Chiusa che mi riporta sulla Terra: certo, se la cotta estiva era mirata a "concludere", che me ne faccio del tuo contatto "social"?

Gasparri e il lodo Alfano: storie di folle follia

Il gioco è scoperto:
Non so cosa farà la Consulta ma in qualche modo troveremo la soluzione. Avendo un consenso forte supereremo un eventuale vizio negativo. Troveremo un avvocato, un Ghedini o un Ghedoni, che troverà un cavillo.

Non si potrà più invocare il fraintendimento. Non ci si potrà più nascondere dietro a false scuse con acrobatica dialettica. Non si potrà più, mai più, mascherare una legge ad personam sotto il vestito chiamato il "bene dello Stato".

La vergogna è scoperta, è arrogante, è manifesta. Angelino Alfano starà meditando sulla sua reputazione futura; e lo stesso altri buoni amministratori come Tremonti, unitisi alla banda Berlusconi più per convenienza che per convinzione.

Una spudoratezza simile è inqualificabile, oltraggiosa e sprezzante. L'Italia merita di meglio.

Pulp, di Charles Bukowski: breve recensione

Questo è un grande libro signori! Girava per casa da più di un anno, girovagante tra i vari scaffali della libreria, spolverato, preso e riposto più volte. Come il miglior giocatore di calcio ha colto l'occasione al volo: si è fatto leggere tutto d'un fiato.

Irriverente, assurdo, improbabile, divertente, ironico, leggero, con perle sorprendenti e ficcanti, . Leggetelo, vi porterà via pochi giorni. Da segnalare i dialoghi, di cui riporto un esempio:
Il tizio all'estremità del banco incrociò lo sguardo con il mio, fece un cenno con la mano, urlò: "Come va, Eddie?"
"Non sono Eddie," lo informai.
"Gli assomigli," fece lui.
"Non me ne importa un cazzo, se assomiglio a Eddie oppue no," risposi.
"Stai cercnado guai?" chiese.
"Sì," dissi, "vuoi procurarmeli tu?"
Il barista mi portò il drink, prese un po' dei soldi che avevo lasciato sul banco, disse: "Non penso che lei sia una persona simpatica".
"Chi ti ha detto che sei capace di pensare?" chiesi.
[fine capitolo]
[inizio capitolo]
Entrai e mi sedetti su uno sgabello. Il barista (di un altro bar, ndr) si avvicinò.
"Salve, Eddie," disse.
"Non sono Eddie," lo informai.
"Eddie sono io," precisò lui.
"Non vorrai scherzare con me," gli dissi.
"No, è lei che scherza con me."

Fabio Grosso passa alla Juventus: tempi bui

Quello che temevo è successo: Fabio Grosso è diventato un giocatore della Juventus. Qual è il problema? Semplice, provo ad anticipare qualche (facile) titolo che vedremo nei prossimi mesi sui giornali sportivi.

Juventus: Colpo Grosso! (già visto stasera)
Juventus: Caccia grossa (per descrivere il mercato bianconero)
La Juve è grande, anzi Grosso (dopo una vittoria)
Grosso guaio alla Juventus (infortunio)
Alla Juventus piace... Grosso (gol decisivo)

Chi prova con me a indovinare altro?

Tranquillo, il tuo telefono non squillerà.

Perché tutti si ostinano a mettere il prefisso internazionale +39 davanti ai loro numeri telefonici quando è chiaro che nessuno li chiamerà mai dall'estero (sempre che sappiano rispondere in qualche lingua diversa dalla propria)?

Dino Boffo: un roseo Avvenire


Sotto sotto tutti speriamo che la polemica accesa da Vittorio Feltri, ex-nuovo-direttore de il Giornale, si protragga a lungo. E i presupposti ci sono tutti: esisteranno davvero quei documenti ufficiali che Feltri sbandiera di avere mentre la parte avversa sostiene siano dei falsi?

Io sono quasi tentato di schierarmi dalla parte di Feltri, per più motivi:
  • Non regge la tesi della difesa, che a sorpresa annovera tra le sue fila Berlusconi e Maroni, secondo la quale è di cattivo gusto infilarsi sotto le lenzuola altri. Sono d'accordo sul cattivo gusto, ma non al punto di arrivare alla solita frase: Con tutti i problemi di questo Paese, perché perdiamo tempo con queste cose. Mi spiace, ma chi di moralità ferisce (Boffo), di moralità perisce (Boffo).
  • Un uomo pubblico, Berlusconi, non può predicare bene e razzolare male: sarebbe ipocrita. Vero. Un cattolico non può predicare bene e razzolare male: sarebbe ipocrita. Altrettanto vero, pur se con responsabilità lavorative (ma non morali) differenti.
  • Pur rendendomi conto della bestialità di discriminazione sessuale che sto per dire, non si può mettere a dirigere l'organo ufficiali della CEI un omosessuale. Perché allora tutta la gerarchia ecclesiastica può tranquillamente evitare il giornaliero attacco a tutte quelle che loro considerano "deviazioni". Largo quindi al riconoscimento delle coppie gay, alla procreazione assisstita, al testamento biologico e chi più ne ha più ne metta. Era ora. Grazie Feltri per aver creato uno spiraglio.
  • Dare delle "notizie nascoste", sempre che siano vere, è parte del lavoro del giornalista: non è giornalismo pubblicare le dichiarazioni di 20 politici su ogni pagina di giornale su qualsiasi argomento. Quelli si chiamano comunicati stampa, non articoli di giornale.
Vedremo come evolverà la faccenda, ma, allo stato attuale delle cose, non mi indignerei più di tanto per quello che sta succedendo.

Milan-Inter 0-4: la simulazione di Ronaldinho


Ronaldinho è il nostro Bolt, sentenziava fino a qualche giorno fa il proprietario del Milan. Come altre volte si sbagliava.

Dopo alcune prestazioni deludenti, potete vedere qui sopra un'immagine simbolo di come, oltre al danno, si aggiunga la beffa. Ronaldinho è nell'area dell'Inter e sbaglia di parecchio lo specchio della porta da posizione non difficile. Invece di abbassare lo sguardo e tornare vero il centrocampo, inscena una commedia con l'arbitro lamentandosi vigorosamente di un fallo ricevuto proprio mentre tirava.

Potete vedere chiaramente qual era la distanza tra i due giocatori. Potete vedere chiaramente su quali equilibri di sportività si regga il calcio d'oggi (ma anche quello di ieri). Possiamo chiamarlo sport?

Antonio Socci: perché Repubblica strattona la Chiesa?


Leggo con stupore questo articolo di Antonio Socci dal suo sito (non lo considero un blog perché i commenti sono chiusi: niente dialogo, niente status di "blog", anche se lui lo chiama così).

Io capisco che l'editore "tira" il pensiero dei propri giornalisti, Libero in questo caso, ma vorrei spiegare a Socci perché non sono d'accordo con lui e perché secondo me non ha capito bene la situazione (o forse l'ha capita bene, ma non vuole disturbare il padrone di casa).

Repubblica non vuole la condanna cattolica di Berlusconi. In questo ha visto bene Socci, ché Repubblica non è un baluardo del cattolicesimo. Vuole la condanna dell'ipocrisia di Berlusconi.

Berlusconi ha voluto prendere il posto della Democrazia Cristiana nello schieramento partitico italiano: si è schierato apertamente a favore di tutte le battaglie cattoliche, famiglia, figli, aborti, adozioni, valori morali, pur sapendo di non essere d'accordo con essi, o per lo meno dimostrando che la fatica per seguirli era troppa per lui.

Credo sia tutta qui l'indignazione di una parte del Paese, riassumibile nel do as I say, not as I do. Nessuno ce l'ha con Berlusconi (anzi, molti lo invidiano). Semplicemente gli si chiede coerenza erispetto per i sacrifici che chiede agli altri.

EDIT:
Dopo l'articolo di stamattina mi ero dis-iscritto dalla newsletter di Socci (ho il vizio di lasciare il mio indirizzo a destra e a manca... sono curioso), ma dopo questo pezzo ho salutato anche il feed RSS del sito:
Berlusconi è corazzato da quel Gigante che attraversa le pagine dei Vangeli e che è la Misericordia fatta carne. Non è “protetto dai preti” (per qualche losco interesse), ma da Gesù stesso (come ciascuno di noi peccatori).


L'Autore dei libri e dei (tele)film

Bello, molto bello questo articolo di Leonardo.

Provo a dare una risposta: il libro nasce, storicamente, come prodotto di un autore unico; i prodotti per il grande schermo (corto-medio-lungometraggi, telefilm, documentari, etc...) hanno invece fin dagli esordi avuto un cast artistico e tecnico di decine di persone.

Da questo potrebbe dipendere la diversa accoglienza da parte del pubblico.

Infinite Jest: recensione (delusa)

Autore: Davide Foster Wallace
Titolo: Infinite Jest

Ci ho provato. Ci ho dedicato una vacanza (in moto, quindi potete ben capire a quante cose ho dovuto rinunciare per portarmi dietro il tomo invece di altre cose nel mio bagaglio-zainetto). Ci ho speso tempo per cercarlo in varie librerie e soldi per acquistarlo. Ci credevo parecchio.

Invece devo ammettere che mi ha deluso, tanto da farmi sospendere la lettura dopo un quattrocento pagine.

Non l'ho trovato "geniale", come ho letto e sentito molte volte. Non ho trovato che poche arguzie sparse qua e là in uno stile di scrittura che non mi ha convinto (vero, l'ho letto tradotto in italiano, ma i libri li ho sempre apprezzati/disprezzati in questa lingua). Ho letto libri ben più noiosi, ma che avevano pur sempre qualche gemma che non mi permetteva di abbandonarli al loro destino.

Uno stile, un'ambientazione, una vicenda surreale, al limite del comprensibile, impossibile da tenere insieme (magari alla fine, ma a quale prezzo?).

Per me non hanno alcun fascino le droghe e le menate dei tossicodipendenti, non fanno figo. Ne ho già le scatole piene di telefilm di argomento medicale, quindi anche di tutti i discorsi su medicine & affini ho già fatto il pieno. Troppo facile mettere in piedi dei personaggi tanto bizzarri da non avere alcuna speranza di credibilità, neppure in mondo fittizio e clamorosamente "semplice" (è bastato esagerare e distorcere qualche aspetto della storia contemporanea per ottenere un carnevale di stereotipi: alienazione, sponsorizzazioni, sport, etc...).

Non fatevi mancare il piacere di iniziare a leggerlo, magari anche di finirlo. E poi a ognuno la sua riflessione finale.

Recensione (nerd): C'è posta per te

Confesso, non l'avevo mai visto (scheda film). Ma, dopo aver fatto una settimana a New York, con casuale colazione al Cafe Lalo, non potevo perseverare.

Giudizio personale: una commedia spensierata con poco da segnalare. Se non per un particolare nerd che ho notato (che ci volete fare!).

Tom Hanks (Joe Fox) è un grosso commerciante di libri, uno che la cultura la vende per farci soldi, trattando i prodotti come merce qualsiasi.
Meg Ryan (Kathleen Kelly) ha un piccolo negozio di libri per bambini ereditato dalla madre e nel quale vive e sogna e vende sogni.

Questa distinzione è riportata sottilmente anche nel dettaglio dei notebook con i quali si scambiano i messaggi di posta elettronica: lui ha un prosaico e aziendale ThinkPad IBM, lei un sognante e poetico notebook Apple.

Playlist Jogging: Rock


Ieri prima sgambata "invernale" al parco. Ho sempre preferito ascoltare interi album mentre mi alleno (!), con le loro pause, i lenti, i pezzi veloci, le canzoni belle e le canzoni brutte.

Ora vedrò di formare qualche playlist rock, pop, metal e quant'altro mi capiterà di ascoltare. Cominciamo con le prime perle rock.

Dall'album Get Born degli australiani Jet (sito ufficiale) ho selezionato:
Altri pezzi dell'album sono in fase di valutazione.

Lunghissimi istanti

Quando ci siamo conosciuti
ho pensato che mi avresti regalato
istanti indimenticabili.

Quegli istanti sono diventati ore.
Le ore notti.
Le notti giorni.
I giorni settimane e poi mesi.

La notte non sogno più,
perché tutta la mia vita con te è un sogno.

Rientro in ufficio... in bianco.

Oggi, come molti concittadini milanesi, sono rientrato in ufficio. Avevo scommesso (con me stesso) che avrei visto un gran numero di colleghi vestiti di bianco, pronti a sottolineare in questo modo la propria abbronzatura estiva nel modo più semplice possibile. Mi sono sbagliato.

Internet contro la censura intellettuale

Evviva il web, che ci ha liberati dalla schiavitù dell'informazione, che ci ha sciolto dai legacci degli intellettuali che pensano di saper giudicare - e solo loro - le informazioni che circolano nel mondo.

Di questo schieramento fa parte Antonio Polito, direttore de il Riformista, che scrive e commenta sull'opportunità di pubblicare le registrazioni audio più famose del momento (qualcuno ha sentito parlare di una signora chiamata D'Addario?). E tutto questo, naturalmente, dopo averle ascoltate.

La morale del giornalista/intellettuale è questa: io posso, anzi devo, ascoltarle, per poi valutare che non aggiungono altro a quanto già saputo e quindi sarebbe meglio non diffonderle.

Lasciateci ascoltare, ascoltare tutti, ascoltare bene, e poi guidateci nella comprensione della notizia. Senza privarci a priori del documento. Siate la guida del pensiero italiano, non i censori della Repubblica. E fate il vostro dannato lavoro!

Internet in mobilità

Per anni tutti i produttori di cellulari hanno tentato in molti modi, corretti o meno, di far cadere tra le loro braccia il credito dei loro clienti. Molto spesso ci sono riusciti, con però la sgradita conseguenza di generare un malcontento e una diffidenza diffuse sul costo e la convenienza di navigare in rete in mobilità.

Ora pare che le cose si stiano muovendo (e non credo sia tutto merito di iPhone), tanto che Maximo Ibarra, direttore marketink di Wind, si lascia andare a una dichiarazione (fonte) tanto banale, tanto ovvia, tanto scontata (per i clienti), da risultare quasi fastidiosa:
ormai abbiamo capito che dobbiamo dare agli utenti quello che vogliono, non un giardino recintato di nostri contenuti, bensì l’accesso a internet.
Benvenute nel mondo reale, care le mie compagnie telefoniche...

Unione Europea: cos'è?

Io non ho niente contro i turchi che desiderano ardentemente "entrare in Europa", figuriamoci contro gli islandesi.

Ma davvero, perchè dovrebbe essere possibile e auspicabile? Davvero l'Islanda, come la Turchia del resto, non hanno nulla a spartire con l'identità europea degli ultimi secoli.

Quindi, cari amici isolani e medio-orientali, non abbiatevene a male, ma rimaniamo anche solo in rapporti d'affari che non ci stiamo male.

U2 in concerto a S. Siro il 7 luglio 2009

Bella serata ieri sera al Meazza di S. Siro, in compagnia di qualche migliaio di amici e di quattro ragazzotti irlandesi (Bono, The Edge, Adam e Larry) che hanno allietato la calda serata estiva. Ecco il mio giudizio sintetico sugli U2.

U2 a S. Siro - Occhio
Grandioso, imponente, eccessivo.
Ma c'è anche qualche piccola critica. Un palco immenso mal sfruttato dai 4, quasi costantemente bloccati in 20 metri quadrati compresi tra batteria e amplificatori. Poche passeggiate sulle passerelle chilometriche e circolari che circondavano il palco. Non potevano risparmiare sui materiali a questo punto? Inoltre trovo che il palco non sia stato sfruttato a dovere, per lo meno con niente di innovativo. Diciamo che era "grande".

U2 a S. Siro - Orecchio
Hanno speso tanto per luci e colori, ma non si poteva spendere qualcosina in più per l'impianto audio? Non so se davvero hanno tenuto il limite dei 78 decibel imposti dal Comitato di Quartiere, ma il suono arrivava bello forte e... beh, pulito proprio no. Anzi, piuttosto confuso. Anche un pelino oltre la "scusante" di trovarsi in uno stadio, cioè in un ambiente non proprio adatto alla musica.

U2 a S. Siro - Cuore
Gli U2 sono stati grandi, grandissimi, e forse lo sono tuttora. Ma la sensazione che tutte le canzoni degli anni 80 siano accolte da un applauso colossale, mentre, tranne rare eccezioni, le altre siano state incastrate nella scaletta ben architettata è forte. Già detto della staticità del gruppo, non hanno convinto molto le esternazioni "umanitarie" di Bono: il vero applauso è scattato al momento dell'invettiva contro Berlusconi. Primi 4 pezzi troppo fiacchi per sostenere l'attacco emozionale.

U2 a S. Siro - Cervello
Non si può giudicare e analizzare un evento di così grandi proporzioni (per essere un concerto) con sistematicità. Mi limito a dire che: Bono ha perso la voce per buona parte del concerto risollevandosi nel finale; The Edge strimpellava con convinzione le sue molte chitarre, ma con suoni non proprio all'altezza (o troppo sotto o troppo sopra); Clayton si è impegnato parecchio per "giustificare" la sua presenza sul palco: il più mobile e passeggiatore del gruppo; Larry pesta di brutto su quei tamburi: per me il migliore della serata.

U2 a S. Siro - Solidarietà
Sbandierata e magnificata, come ci si aspetta e come ci annoia. Ma gli U2 oggi sono anche questo: miscelando Africa, India, Cina, Medio Oriente, Italia, Jovanotti e Puccini, cercando applausi con brevi discorsi (tradotti in maniera tremenda sul maxi-schermo) e filmati d'ordinanza. Come si dice: piuttosto che niente, meglio "piuttosto"...

Vittorio Zucconi

Ci sono in giro copie di Repubblica in casa (di "la Repubblica" non mi suona molto bene in un testo scritto), con tutti i satelliti più o meno utili e più o meno interessanti che ne compongono l'ecosistema.

E così capita di gettare uno sguardo anche su D la Repubblica delle Donne e di trovarsi a leggere articoli di Vittorio Zucconi, HotelAmerica (perché lui deve sempre menarla con gli Stati Uniti d'America, ché così si chiamano, non generalizziamo). Pessima idea

Cito:
L'hamburger è l'equivalente di uno Hummer, di quei mostruosi Suv prodotti dalla americana General Motors, che ora sta meritatamente sprofondando nel fallimento [...]
Ora, al di là che dalla americana non si dice, e non credo che il Direttore abbia problemi a capire come vanno messi gli accenti.

Immagino che lo strale contro l'Hummer derivi dai suoi consumi stratosferici. Siamo d'accordo. Ma allora dai, andiamo tutti a Maranello e facciamo chiudere quella fabbrica di mostri mangia-carburante di cui siamo tanto orgogliosi.

Perché i 13,9 litri ogni 100 km dell'Hummer H3 sono addirittura meno dei 15, 2 litri ogni 100 km di una Ferrari F430.

Che ne direbbe, Mr. Vittorio Zucconi, di non deludere le mie aspettative di lettore che è stanco dei soliti luoghi comuni? Ci sono troppe persone che si affidano a quelli per condire e sostenere i propri articoli, non lo faccia anche lei.

Se per un numero del giornale a cui collabora, qualunque esso sia, non ha idee interessanti, ceda la penna e la rubrica a qualcun altro. Altrimenti devo cadere verso un altra banalità qualsiasi, del tipo che in Italia i giovani non trovano spazio perché gli anziani non mollano la sedia?

Sto cercando...

... per questo spazio sul web un'idea, un obiettivo, una passione, una strada da intraprendere con tutto il mio entusiasmo.

Consigli?

Microsoft Office 2010: il trailer. Fantastico!

Se c'è un marchio che negli ultimi 10 anni (almeno) è totalmente privo di fascino e appeal verso i possibili clienti è proprio Microsoft.

Come ho letto da qualche parte (niente link per scarsa memoria più che per cattiva volontà), Microsoft è ormai conosciuta più per l'ombra che proietta che per la luce che irradia: viene percepita come un ingombrante gigante cattivo.

Non starò qui a disquisire sulla verità o meno di questo pensiero comune, ma guardatevi questo trailer per apprezzare almeno lo sforzo: Office 2010 The Movie.

Confezioni ingannevoli

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Guardando l'immagine qui sopra, a che gusto direste che è lo yogurt? Dai, eppure sotto sotto è scritto da qualche parte...

Gheddafi o Ratzinger?

Gheddafi parla all'Università La Sapienza di Roma. Stop.

Il Rettore dichiara di aver ricevuto, dagli oltre 4.500 professori associati, 4 (quattro!) blande e-mail di dissenso. Stop.

Nel gennaio 2007 67 professori hanno protestato pubblicamente, con una lettera aperta al Rettore, contro l'intervento di Papa Benedetto XVI. Stop.

Che grande Paese. Stop.

Link. Stop.

Pensieri di altri [2009.06.08]

Questa è la potenza di un libro, ma anche di un film o un quadro:
Insieme alla capacità di catalizzare su una manciata di opere, e infine su una in particolare, migliaia e migliaia di sguardi al­trimenti divergenti verso le infinite possibili direzio­ni.

Paolo Giordano [*].

Ragionamenti fallaci

Alle volte la gente non si accorge di dire una cosa e di smentirla dopo pochi secondi.
Oggi solito discorso: i ragazzi di oggi non sanno più fare niente. È vero, perché negarlo? Però subito dopo continuano: io, quando sono uscita di casa, ho dovuto arrangiarmi a 20 anni oppure io, quando mia madre è mancata, mi sono data da fare per imparare a mandare avanti la casa.

Tutto nobile, per carità. Però... se hai dovuto darti da fare quando ti è mancato il sostegno, vuol dire che prima non eri capace di far niente. Proprio come i ragazzi di oggi, con la differenza che a loro non manca il sostegno. Quando toccherà a loro sapranno cavarsela. Proprio come hai fatto tu che te la meni e come hanno fatto i nostri genitori.

Mettendogliela in quel posto a tutti quelli che gli (e ci) vogliono male.

Le mie sentenze: realtà distorta

Ognuno di noi ha una visione distorta della realtà: io ho un'immagine dell'Italia distorta dalla lettura di siti e blog; qualcun altro avrà una visione distorta dai reality e da Studio Aperto; altri ancora vedranno la propria vita sotto l'influsso di droghe o alcool; non sarà mai vietato pensare che Berlusconi lavora esclusivamente per il bene del Paese; chi ha sottobraccio ogni giorno l'Unità non potrà certo affermare di conoscere a fondo tutta la verità dei fatti; un economista vedrà sempre il profilo economico-finanziario di ogni fatterello; un ambientalista vedrà ogni innovazione come un passo lontano dall'armonia con la natura; un religioso (quelli veri, però, non i musulmani con la birra in mano o i cattolici divorziati) sarà ogni giorno più affranto nel constatare l'evoluzione della società umana.

Insomma, il mondo è bello perché è vario... ma che fatica.

Intervista a Berlusconi a "1 Mattina"

Cosa significa essere definiti giornalisti? Non lo so. Però stamattina, essendo stato sorpreso durante la colazione da un'intervista a 1 Mattina, Rai 1, sento l'intervistatore (in rigoroso gessato blu) che chiosa così:
Signor Presidente, io le auguro che si realizzi tutto quello che desidera nel profondo del suo cuore.
Cosa dobbiamo pensare? Io capisco che un'intervista di 5 minuti in volata non debba avere un contraddittorio troppo duro, altrimenti non si dice niente. Ma un'accondiscendenza del genere è inaccettabile.

Pensieri di altri [2009.06.04]

Racconti d'oltre cavolo

Non sono politicamente impegnata ma ho un'opinione. Non sono patita di nulla in particolare ma ho tanti interessi che tratto con superficialità e che abbandono quando diventano un peso. Ho tanti progetti ma sono troppo pigra per realizzarli. E, soprattutto, sono tremendamente egocentrica.

Ho provato a virare al maschile queste parole, e mi ci sono riconosciuto parecchio.

30/5: in Sardegna

Mi rivedo nella foto scattate il giorno precedente. E sono bianco, bianco, bianchissimo; di un bianco accecante; di un bianco deprimente; di un bianco da agiato-fortunato occidentale; di un bianco impiegatizio; di un bianco quasi snob. Devo prendermi così, per quello che sono. Anzi no, posso essere diverso. Posso… diciamo potrei.

29/5: in Sardegna

Ritorno in Sardegna; scendo dalla nave e subito mi trovo “schiacciato” dal sole. E tutto intorno a me, che da sempre è sottomesso all’imperatore del cielo, si è adattato alla vita isolana: piante grassissime, tetti inesistenti, nessun uomo a capo scoperto per la via. Ma una familiarità inconsueta mi ha attraversato la mente e ha guidato le mie mani sul volante, dotandole di una naturalezza inaspettata. Forza dell’essere in vacanza?

E poi via, a toccare la sabbia della spiaggia con i piedi nudi, a fissare l’azzurro del mare senza fine, con poche onde e tanto sentimento, con pochi e fedeli e teutonici bagnanti a fissare, come me, come noi, la cornice dell’immenso. Perché il vero senso del mare lo capiscono in pochi e noi non siamo tra essi.

Un paio d’orette di sonno sotto il sole. Subito dopo una visita veloce a comprare della frutta vera, abbandonando per un attimo il rassicurante splendore plasticoso del supermercato cittadino, accorgendosi di non avere fame, di essersi nutriti di cielo di mare e di sole.

Al ritorno in spiaggia si cammina: metri di sabbia rovente e desolata e selvaggia, protetti da una sottile e invisibile pellicola tecnologica dai raggi violenti e velenosi dell’astro rovente. Si cammina, si chiacchiera, ci si tiene per mano.

Come al solito mi sono portato le scorte di riviste, libri, ritagli di giornale, acquisti impulsivi e scelte ragionate, in un mescolarsi frenetico e fluido di stimoli a riflettere, a conoscere, ad approfondire. Un insulso articolo sui Ramones della rivoluzione punk del magazine musicale per eccellenza, RS, si alterna a un nemmeno troppo impegnativo Dostoevskij – potete essere sicuri che non menta perché come avrei potuto scriverne correttamente il nome senza averlo letto dal dorso del libro stesso? – fino ad arrivare all’ennesimo, estenuante e inutile articolo sul Venerdì di Repubblica sul dualismo Coppi Vs. Bartali.

Dimentico qualcosa? Lei? Serve davvero che ne parli? Lei è sempre lì, promotrice e compagna di ogni viaggio, di ogni pensiero, di ogni ragionamento ad alta voce. La mia cara valletta, collega e padrona. La mia fonte e causa di piacere, fisico e filosofico. Non parlerei di tutte queste cose senza di lei, perché non potrei viverle. Parlerei delle brutture dell’Italia, di un inutile rimescolio di parole su un dualismo bi-partitico che tutti invochiamo ma che in fondo in fondo ci stanca dopo il primo giro di giostra. Scriverei male, con frasi sconnesse, non fluide. Scriverei a fatica, non una pagina al minuto. Farei fatica a respirare senza il suo sguardo che mi insegue per le stanze, per i corridoi, per i saloni, per la spiaggia, sul sedile dell’automobile. Ovunque. E per sempre.

La lettura notturna

Leggere mi piace molto, più di guardare la televisione, ma forse meno di navigare in rete (anche se anche sul web alla fine per la maggior parte del tempo leggo, non guardo immagini o ascolto suoni).

Il problema è che posso leggere solo di giorno, alla luce del sole. Perché la lettura serale/notturna, immerso in una stanza buia illuminata solo dalla luce morbida e confidenziale di una lampadina, mi accompagna troppo rapidamente verso il mondo delle tenebre del sonno (le chiamo tenebre perché tendenzialmente il mio sonno è continuo, profondo e senza sogni che riafforano al ricordo la mattina dopo).

Il problema dei "vecchi" al comando

Il luogo comune trito e ritrito (e fa ridere, perché anche queste stesse espressioni per descriverlo lo sono) sulla classe dirigente anziana, anzianissima che tiene in mano i piani alti di qualsiasi aspetto della vita sociale, politica, economica e culturale in Italia si potrebbe riproporre pari pari sul versante musicale.

Esempio lampante è il consueto concerto di ieri del Primo Maggio. Non l'ho seguito estesamente, ma l'ora di cena accompagnato dal supergruppo Afterhours-Marlene Kuntz-Subsonica mi è stata particolarmente indigesta.

Spiace dirlo, ma i fastidiosi e irrispettosi cori inneggianti a Vasco Rossi che hanno disturbato questa mezz'oretta di spettacolo erano... del tutto giustificati. Perché queste aspiranti (medio-) nuove leve non sono all'altezza: suonano male, cantano male, non fanno spettacolo, si trincerano dietro chitarre ingombranti e vistose, si fanno accompagnare da musicisti con archi fuori posto e ridondanti, ma soprattutto annoiano e non convincono.

Quasi banali, addirittura imbecilli

È che a dir le cose come stanno, che sono molto semplici e lineari, alle volte si fa la figura degli imbecilli:
E con rispetto dobbiamo ricordare oggi tutti i caduti, anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando in buona fede la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta. [*]
Io lo dicevo da tempo che i carcerieri dei campi di concentramento nazisti non andavano criminalizzati solo perché hanno avuto la sfortuna di nascere dalla "parte sbagliata". E che diavolo!

Perché quello che più fa imbizzarrire è che un discorso pacato e (quasi completamente) politicamente e storicamente corretto (seppur di plastica e inutile come tutte le parole che si dicono in queste occasioni) come quello tenuto dal Silvio Berlusconi a Onna in occasione del 25 aprile, debba essere insozzato con piccoli germi di polemica gratuita e accessoria.

Perché? Qual è il vero motivo?

Imbarazzo

Io non sto con nessuno per principio. Semplicemente non seguo o sostengo personaggi pubblici che si dimostrano inetti o truffatori (con i fatti o le parole).

Quando però, come ieri sera, mi ritrovo a guardare AnnoZero e non riuscire a sostenere le ragioni - futili, futilissime, esageratamente maliziose e tendenziose - di Santoro (tranne l'intro della puntata), Travaglio, Vauro, della Guzzanti, mi trovo in imbarazzo.

Mi trovo nell'imbarazzo di constatare che la persona più equilibrata e con le parole più intelligenti in bocca in tutto lo studio televisivo era Maurizio Belpietro.

Il bambino con il pigiama a righe: breve recensione

Un'amica qualche settimana fa mi ha regalato un libro, Il bambino con il pigiama a righe: la mia estraneità al flusso continuo delle pellicole cinematografiche mi ha permesso di leggerlo non sapendo quasi nulla della vicenda, dell'ambientazione e della trama.

Il libro è molto carino, ma carico di sentimenti non suoi. Mi spiego. L'orrore, la sensazione di disgusto e il gioco del detto/non detto riguardo alla visione del mondo di un bambino figlio di un gerarca nazista sono solo accennati, sfumati, abbozzatti leggermente sulla pagina come un orlo imbastito che non ha bisogno di essere completato.

Perché il vero eco delle parole scritte, con una prosa attualissima, scarna e semplice e senza spazio per ascese sintattiche e lessicali, trova una caverna dentro di noi, dentro le mille parole già viste e sentite in altri film, libri, fotografie, libri di scuola.

Azzardo un consiglio. Ora che l'orrore nazista è ormai consolidato e sedimentato nei nostri cuori, che ne dite di passare ad altro?

Disegni o parole?

La redazione di un sito internet è sempre una lotta - molto morbida a dire la verità - tra chi si occupa di grafica e chi dei testi. Come in ogni buona famiglia ognuno crede che la sua parte sia la più importante e fondamentalissima per la buona riuscita del progetto.

Questo è un interessante scambio avvenuto qualche settimana fa tra un grafico (G) e un redattore (R): immaginiamoli impersonificati in un dialogo leopardiano (PDF).

R: Si impara prima a disegnare che a scrivere
G: Un'immagine vale più di mille parole
R: La parola aumenta il significato dell'immagine

L'umanità dei mezzi pubblici

Ho vissuto buona parte della mia vita lontano dalla città e dai mezzi pubblici (provincia motorizzata!), quindi mi stupisce sempre un po' l'affetto e la familiarità con la quale a Milano ci si rivolge alle linee di tram, bus e metropolitana. Nelle parole vengono quasi trasfigurati in uomini e donne.

Come una vecchia zia la 75 è sempre in ritardo; come un'amica un po' libertina la 90 la frequentano spesso brutti ceffi; come un amico in vacanza in tenda la 23 quanto è sporca; come un compagno di squadra io vado sempre con la rossa; come la nostra ragazza la verde è sempre in restauro.

Com'è il vostro rapporto con i mezzi pubblici? Amore o odio?

La poesia dell'immagine sul dekstop

No, non si tratta di scritti in versi generati dal computer. Si parla di un articolo di Repubblica.it del quale riporto alcune parole capaci di costringermi a riflettere su di esse per qualche secondo. Si parla del desktop, l'homepage del nostro computer, alla quale anche io dedico qualche minuto ogni giorno e alla quale tengo molto.

Forse sono affascinato solo dal loro suono più che dal loro significato, ma essere affascinato dalle parole mi accade ogni giorno.
- Oggi chiunque di noi sa attraversare uno specchio, lo facciamo tutti i giorni, perché la loro diafana superficie s'è fatta davvero [...] "morbida come un velo, come una specie di nebbia" (L. Carroll, nda). Non riflette più quel che c'è al di qua, ma quel che c'è al di là, il mondo catturato nella Rete.
- Compriamo l'attrezzo più tecnologico oggi disponibile e lo tappezziamo di cliché visuali da vecchia cartolina. Dev'essere un bisogno di rassicurazione, di relax, come le musichette chill-out.
- Nel mondo virtuale, il desktop [...] è la soglia tra noi e tutto il resto. "Una retina esterna" per il guru del virtuale Derrick De Kerchove: protesi visuale su cui viene a proiettarsi l'immagine del mondo.
- ... "personalizzare" quello spazio di trapasso, mettendo a guardia un'immagine votiva e consolatrice (per i più timorosi) o aggressiva e seduttrice (per gli avventurosi).
- Il rettangolo dello schermo non è come la cornice sul camino, non è un reliquiario di ricordi o una bacheca per le immagini che ci piace avere sotto gli occhi. È più simile a una seconda pelle: una superficie di contatto con gli altri.
-I nostri desktop sembrano castelli inaccessibili, e invece sono campi di battaglia. Spazi ancora vergini dal mercato, fanno gola alle multinazionali del software, che cercano di appropriarsene. Ogni volta che installiamo un programma, quello tenta di piantare la sua bandierina sul nostro schermo.

Grandi anni, grandi sogni

Mi sono bloccato, stupito e ancora una volta nostalgico di un tempo che non ho vissuto, sentendo parlare Mauro Pagani a Deejay chiama Italia.
L'ex-componente della PFM era invitato in trasmissione in occasione dell'uscita del suo primo romanzo ambientato negli anni '70, Foto di gruppo con chitarrista: tra una banalità e l'altra se ne esce con questa frase che secondo me c'entra in pieno il punto del problema dei nostri anni:
[Negli anni '70 c'erano] milioni di ragazzi capaci di concepire sogni collettivi e non sogni individuali.
Qualcuno mi costruisce una macchina del tempo? Non ne posso più di vivere in questi tempi cinici e senza sogni...


Il declino dell'umanità (nella storia)

Beviamo il vino della ragione. L'umanità è di fatto su un ramo in declino. Copernico ha cacciato la Terra dal centro dell'universo, Darwin ci ha tolto dalla testa la corona della creazione, Freud ha mostrato che la ragione umana naufraga nell'inconscio.

Frank Schätzing - Il Quinto Giorno

Il mondo al contrario

I parcheggiatori abusivi napoletani protestano perché il Comune li metta in regola, al grido di non siamo estorsori, sbarchiamo solo il lunario con il consenso degli automobilisti.

Credo che sia ora che qualcuno si dia una svegliata e ci faccia rigar dritto tutti in Italia, dal tacco follemente impazzito alla Laguna che obbliga a un abbonamento per usufruire del WC.

L'abito fa il monaco

Lo so, non sono il primo a continuare a vederla così, ma quando ti passa di fronte un esempio lampante, il pensiero sprizza fuori naturalmente.

Succede che passano di fronte al mio "angolino di lavoro" due amiche: una in versione "riunione", un'altra in versione "è un giorno in cui devo sudare sangue al computer".

Conoscendole bene, ero conscio del fatto che fossero due splendidi esempli di donna intelligente, ma la sensazione che una valesse più dell'altra  è scaturita candidamente (facendomene quasi vergognare).

Roberto Saviano

Ieri sera speciale di Che tempo che fa dedicato a Gomorra o, più precisamente, a Roberto Saviano.

Ho seguito la trasmissione in silenzio, pensando a quanto sia sempre stato lontano da questo genere di pensieri, barricato dietro a un atteggiamento da (pseudo)blogger che parla e sparla di tutto ciò di cui è facile mettere in discussione le fondamenta, con la leggerezza dell'incoscienza e di chi non subisce le conseguenze di quello che dice.

Ero spaventato. Spaventato da quello che può succedere anche in Italia, da come tanti miei concittadini sono condizionati nella loro vita, da come esista un potere alternativo (e forse preponderante) rispetto allo Stato.

Ma quello che più mi fa imbestialire è che Saviano si sia immolato invano. Perché se è vero che se nessuno comincia allora non si arriverà mai in fondo alle cose, allo stesso tempo questo suo rimanere una voce nel nulla (nessuno lo ha seguito alzando un coro) mi fa temere che nulla cambierà. Ancora per qualche tempo.

Guardatevelo.

Il mondo

In fondo il mondo è bello perché è... semplice. O meglio. Se trovare le soluzioni non è semplice, è facilissimo trovarne la causa. Gli uomini sono dei pirla.

Il Papa e i preservativi

Tutto vero. Indignazione generale. Levata di scudi. Quel tedesco irresponsabile di quella religione innominabile che non vuole salvare l'Africa dall'AIDS.

Ma che la Francia e la Germania si preoccupino di dare una mano (e non di far finta) per sconfiggere la povertà, la malattia e la fame di quei Paesi. Altro che insultare solo per il gusto di farlo (solo perché sono nazioni laiche o protestanti) solo su questo tema.

Perché se è vero che non bisogna dare solo gli aiuti alimentari ai Paesi del Terzo Mondo, ma bisogna insegnargli a diventare contadini, allo stesso modo non inondiamoli solo di preservativi, ma diamo loro un qualche straccio di educazione sessuale. Ci vedete qualcosa di male?

Se la vostra risposta è sì, siete in malafede.

Parole di tutti i giorni: Arma impropria

Arma improria è una locuzione che ho sempre usato, credo quasi mai a sproposito. Eppure solo oggi mi è caduto il ragionamento sul perché si usi.

Cioè usare come un'arma ciò che non è stato progettato per essere usato come un'arma. Ovvio, direte voi. Chiaro, ma io non ci avevo mai pensato...

Il Social Network ci... assomiglia

Questo articolo di Apogeonline mi ha fatto riflettere. Anzi, me lo ha fatto condividere.

Il Social Network, Facebook il caso più eclatante, ci assomiglia, perché tendiamo a circondarci di persone simili, dai gusti simili e di cui condividiamo (o per lo meno non ci disturbano) pensieri e azioni.

Estenderei addirittura all'intera rete di Internet questo atteggiamento; è vero che sappiamo che sul web sono rappresentati tutti i gruppi, le tendenze, le genialità e le scemenze dell'umanità, ma è vero anche che ciò che è troppo diverso da noi lo incontriamo quasi per caso in alcuni momenti di follia navigatrice. E ce ne ritiriamo disturbati, inquietati o menefreghisti dopo poche righe.

EDIT

E anche Wittgenstein mi dà il suo contributo di riflessioni intelligenti su Facebook: chiedere di diventare amico di qualcun altro è un impegno che in qualche modo ci vincola in misura maggiore rispetto al diventare un semplice iscritto a un sito, forum o mailing list. Chiedere amicizia scava un poco nella nostra intimità e nel pudore di risultare sgradito, audace. Così la vedo anch'io, da persona timida e poco incline alle novità sociali (quelle reali e non virtuali intendo).

Pensieri di altri [2009.03.02]

Internazionale: stimolare la collaborazione è utile

Questo, secondo me, è il modo ideale per usare internet: chiedere ai lettori di contribuire al lavoro dei giornalisti, invece di criticarlo. È un'impresa difficile, ma è meglio che sollecitare semplici commenti. Non è un dialogo con i lettori, ma una collaborazione: e questo secondo me è uno dei segreti per usare bene la rete.

Pensieri di altri [2009.02.28]

Akille.net: il back-up della posta elettronica

Una piccola parte di vita che ti passa davanti in un istante. E che tu devi solo segnare come già letta. O come già vissuta.

Marco Carta vince Sanremo

Vince Sanremo dopo aver vinto Amici. Cioè, con parole semplici tanto per chiarirsi, le 2 trasmissioni televisive musicali più importanti per il duopolio Mediaset e Rai.
Questo significa, o dovrebbe significare, che Marco Carta è il re della cultura popolare, del gossip, delle interviste, ambito dalle donne, con copertine dei settimanali, conosciuto da tutti, etc...

Per dire, Giusy Ferreri sapevano tutti chi era dopo qualche settimana che aveva vinto X Factor e avevano iniziato a trasmettere il suo pezzo. E tutti la conoscono tuttora.
Marco Carta lunedì ha sceso la scalinata di Sanremo da perfetto sconociuto e senza essere considerato minimamente per la vittoria finale.

Tutto questo per ricordarmi che ora non è più nemmeno la televisione a creare i personaggi: li crea ad uso e consumo di se stessa ma non delle masse di italiani meno attenti. Quindi la televisione non è più POP?

I ruoli nella vita

"Quel che complica tutto è che la maggior parte dei bambini fanno i bambini, e quasi tutti gli adulti giocano agli adulti. È una cosa molto difficile da valutare, l'età. Capisci?".
(Daniel Pennac - Signori Bambini - Capitolo I: Il tema - 4
)
Ogni giorno vediamo concretizzata questa considerazione che a prima vista lascia un po' interdetti. Io stesso alle volte mi sento (e mi piace giocarci) di stare recitando una parte: di volta in volta l'adulto, il bambino, il collega, il capo, il consigliere, il giocoliere, il musicista, il subordinato. Sono parti che mi spettano, come diritto e come dovere. E non mi dispiacciono affatto.

Scatolette

Mi chiedo, molto semplicemente: perché tutte le scatolette "classiche" (fagioli, fagiolini, mais, etc...) si riescono a mettere una sopra l'altra e si incastrano perfettamente tra loro, mentre la scatoletta per antonomasia, cioè quella del tonno, deve dare un sacco di problemi?

Uff...

Compensazione naturale

Joseph si chiede per l'ennesima volta cosa dia quell'aria infantile alla stragrande maggioranza dei giganti, mentre i nani si beccano fin dalla nascita facce così adulte.
(Daniel Pennac - Signori Bambini - Capitolo I: Il tema - 3
)
La Natura non ci sta ad essere banale. Ci illude ogni giorno di avere a che fare con persone intelligenti. Smentendoci sempre e comunque.

La Sardegna non è mai stata così vicina all'Italia...

... nel senso più deteriore del termine.

Io sono ancora abbastanza giovane, quindi quello che sta succedendo mi meraviglia enormemente: una scalata irresistibile di un uomo senza sostanza (e non perché ha portato in tutte le case degli italiani il Drive In), che non sa governare (dati economici alla mano), che non sa comunicare (almeno se chi legge il messaggio riesce ad andare oltre lo strato di smalto), che non riesce a portare dalla sua parte alcun intellettuale (no, Feltri e Belpietro non lo sono), che non ha un programma definito (si barcamena nelle contingenze), ripieno di se stesso che neanche un cannolo (ci avevo messo la faccia, non poteva andare diversamente). Non mi sembra poco.

Eppure raccoglie consensi: è in grado di spodestare un sardo portando al governatorato un suo collaboratore brianzolo sconosciuto ai sardi (e non solo) sconfiggendo uno dei pochi uomini della Regione che ha esperienza nella modernità.

Giuro che non me lo spiego, ma voglio vedere in faccia qualcuno in più che mi dica di averlo votato, perché ancora oggi si nascondono tutti.

Non chiudiamoci nel nostro passato!

E vi diranno che i bambini sono cambiati! [...] Certo che sono cambiati, i bambini, da quando ero piccolo io! Sono diventati fluorescenti, hanno scarpe da ginnastica che luccicano quando loro schizzano via nella notte, i walkman gli fanno teste da mosche e sordità da vecchietti, parkinsoneggiano come veri rocker, accorciano zazzere e gonne nella speranza di allungarsi, mangiano granaglie a colazione e rancio yankee a mezzogiorno, smadonnano come a noi era proibito fare e si sparano film che a noi era vietato vedere.
Ma i loro incubi sono uguali a quelli che facevamo noi alla loro età, e così i menu delle loro conversazioni: parlano dei loro prof!
(Daniel Pennac - Signori Bambini - Capitolo I: Il tema - 2
)
Anch'io mi sento molto diverso dai bambini/ragazzi/adolescenti di oggi (solo un 10/15 anni più giovani di me!): perché, in fondo, la mia generazione è cresciuta fino ai vent'anni senza internet e senza cellulare. 
Appartengono alla mia adolescenza (sembra incredibile!) le telefonate sul telefono fisso sperando che non rispondessero i genitori di amici/he e le ricerche da fare in biblioteca copiando dall'enciclopedia Treccani.

Eppure mi sforzo ogni giorno per non "pensare diverso": mi danno fastidio i miei coetanei che non si sforzano di andare oltre le fragili apparenze fatte di parole e costumi per forza diversi.
Chi dice che la musica di ogi non è bella come quella degli anni '90 (sua grunge, rock o techno), chi dice che oggi con internet è tutto più facile e quindi sono tutti un po' più pigri e, come sostiene un mio collega, chissà in quanti saremmo diventati ciechi se avessimo avuto a disposizione tutto il sesso filmato che si trova in rete.

Io non me lo permetto di pensarla così: cerco di essere aperto e di capire che le differenze di apparenza nascondono una realtà  del tutto identica. I bambini/ragazzi/adolescenti hanno proprio, come dice Pennac, le stesse paure, gioie, ansie e sentimenti di quelli della mia generazione e di quella prima e diquella prima ancora.

Non pensiamo da vecchi!